Data di pubblicazione 25/03/2026

Il termine flashback indica un procedimento narrativo che consiste nell’interrompere una storia nel suo sviluppo cronologico per inserirvi un episodio precedente collegato alle vicende principali. Spesso la parola flashback si usa per indicare le scene che raccontano il passato.
Prima di scoprire come usare i flashback nella scrittura creativa, è fondamentale definire come presente narrativo quel tempo in cui si svolgono le azioni principali.
I flashback possono rappresentare uno strumento potente per fare incursioni nella memoria dei personaggi, e perciò non possono mancare nella cassetta degli attrezzi di chi scrive.
Perché usare i flashback nella scrittura creativa è importante
I flashback sono importanti perché possono veicolare informazioni altrimenti impossibili da mettere in scena nel flusso del presente narrativo. Lo scopo primario del flashback è proprio quello di mettere in scena questi eventi, altrimenti ridotti a confidenze in un dialogo o a sequenze di pensiero troppo ampie, con alto rischio di infodump, cioè un eccesso di informazioni non ben integrate nella scena principale.
La caratterizzazione dei personaggi

La memoria di un personaggio è necessaria sia per la costruzione della sua psiche sia per la resa dei suoi comportamenti. Solo grazie a un minuzioso approfondimento si può rendere convincente un personaggio tramite la tecnica dello show don’t tell: i suoi movimenti, le sue reazioni emotive e il modo in cui parla non sono legati soltanto a fattori ambientali (situazione socioeconomica, famiglia di provenienza, aspettative sociali), ma anche a come quello specifico personaggio ha reagito e continua a reagire a ciò che gli accade.
È dalle reazioni alle esperienze che si sviluppano le sue convinzioni, tra cui anche quelle legate al difetto fatale, cioè quel sistema di sopravvivenza che lo aiuta ad arrivare “vivo” (o a non impazzire) fino all’inizio della storia che racconterà il romanzo.
La nascita del difetto fatale

Il conflitto principale del personaggio è legato a una specifica convinzione che nasce in un contesto spesso traumatico: un singolo evento che l’ha segnato nel profondo, generando una reazione intesa e istintiva (potrebbe aver perso i genitori in un incendio, e allora sarà plausibile che avrà paura del fuoco), oppure una serie di eventi che giorno dopo giorno hanno generato una ferita nascosta (un genitore che non si curava dei suoi bisogni emotivi potrebbe aver influito sulla convinzione del personaggio che questi non siano importanti).
Tutto ciò fa parte dell’identità del personaggio, e il flashback è quel tipo di scena adatto a rappresentarla: dettagli fisici e sensazioni sommerse troveranno qui il senso del loro esistere nel presente; chi legge ricorderà insieme al personaggio, aumentando l’empatia.
La memoria come scelta
Un aspetto spesso trascurato dei flashback e della memoria in generale è il meccanismo attraverso cui si forma, ovvero la ristesura continua: non contano i fatti in sé, ma il modo in cui il personaggio e chi gli è intorno racconta quella storia. Infatti, provando a interrogare dieci persone riguardo a un ricordo condiviso, queste dieci persone potrebbero dare dieci versioni diverse ed è comunque improbabile che diano tutte e dieci la stessa versione.
Giuliana Mazzoni, docente di psicologia e neuroscienze, scrive: “Ciò che viene selezionato come ricordo personale deve adeguarsi all’idea che in quel momento abbiamo di noi stessi.”
Si può arrivare a selezionare solo determinati dettagli e persino a stravolgere una narrazione pur di adeguarla al nostro punto di vista.
Pensiamo alle fiabe, alle favole e alle tradizioni orali: se ne esistono tante versioni è anche perché chi racconta opera variazioni più o meno consapevoli.
Differenza tra flashback, backstory e ricordo flash

Prima di scoprire come utilizzare il flashback, definiamo qualche termine collegato per completare il quadro dell’argomento.
- La backstory è il pregresso dei personaggi, e include dati biografici, traumi infantili, eventi storici. Può essere veicolata in molti modi.
- Il ricordo breve è una singola immagine o sensazione che affiora alla mente cosciente del personaggio mentre agisce, quindi – a differenza del flashback – non interrompe la scena.
- Il flashback è una vera e propria immersione del passato. Occupa spazio e richiede una variazione spesso anche visiva.
Il flashback nel romance

La ferita principale, nel romance, impedisce ai personaggi di stare insieme. Può essere di uno solo o di entrambi. Magari la protagonista non riesce a lasciarsi andare all’amore per un vigile del fuoco a causa del trauma per cui ha perso i genitori di un incendio. Potrebbe aver sviluppato la convinzione che quel giorno non doveva essere salvata dai vigili del fuoco (oppure non sono arrivati in tempo e lei si è salvata da sola) e aver sviluppato anche la sindrome del sopravvissuto.
Il flashback nel fantasy
La ferita di un personaggio può essere legata anche a un’esperienza ripetuta: se da bambino ogni volta che utilizzava la magia causava danni, al punto da aver smesso di praticarla, allora da adulto è probabile che avrà paura di usarla. In questo caso, mostrare il singolo evento conclusivo in cui il personaggio ha preso la decisione di non usare più la magia renderà chiara la sua convinzione sottostante (“sono inadeguato a usare la magia, quindi se la uso causerò danni a cose e persone”).
Quando usare un flashback nella scrittura creativa: il tempismo
Un errore molto frequente è quello di inserire molti flashback o di inserirne uno troppo presto, quando i lettori non sono ancora abbastanza interessati al personaggio. In questo modo si ricade nell’infodump: non è quindi il tipo di sequenza a determinarlo, ma la pertinenza (attinenza, contiguità, coesione).
In via generale, il flashback trova spazio nel secondo atto dell’arco di trasformazione, ma talvolta è possibile trovarne anche nel terzo atto. Meglio non inserirlo troppo presto, soprattutto non dopo la presentazione del personaggio. Può invece trovare spazio in un prologo-flashback, a seconda del tipo di incipit, per creare contrasto immediato tra passato e presente.
Esistono anche romanzi in cui la narrazione è costruita intorno ai flashback, ma si tratta di casi particolari.
Come inserire un flashback in un romanzo

1. Trigger: il metodo migliore per i flashback brevi
Il metodo più semplice per inserire un flashback in un romanzo prevede la creazione di un oggetto o di una situazione trigger, da collegare a una sensazione emotiva che poi dà il via al flashback vero e proprio.
Gli inneschi della memoria possono essere tanti, e il mio consiglio personale è quello di non sottovalutare gli odori, ma vanno bene tutti i sensi, se ben utilizzati.
Con questo metodo è possibile integrare il flashback all’interno della narrazione senza creare un nuovo paragrafo, senza lasciare righe vuote o inserire separatori. La gestione dei tempi verbali dipende dalla gestione del presente narrativo.
Per tornare al presente, è sufficiente completare la scena, altrimenti si può inserire uno stimolo sensoriale che interrompe il flusso del flashback (un rumore improvviso, qualcuno che chiama il personaggio ecc.).
2. Scena singola: il metodo migliore per flashback lunghi
Se un flashback occupa tanto spazio, è più semplice gestirlo come scena a sé stante, che sia all’interno di un capitolo (e qui si possono usare anche separatori grafici) o come capitolo singolo (capitolo flashback). Per rendere chiaro che si tratta di un flashback ci sono diverse possibilità: indicare la data, oppure riportare il tempo in relazione al presente narrativo (es. “dieci anni prima”), oppure usare un tempo verbale diverso da quello usato nel presente narrativo (es. il passato remoto se nel presente narrativo si usa il presente indicativo, e viceversa).
Altri errori nell’uso dei flashback

Un uso maldestro può distruggere la portata emotiva di un flashback, perciò, oltre al classico errore di inserimento al momento sbagliato, bisogna fare attenzione alla natura stessa del flashback.
Un flashback dopo un cliffhanger, cioè una chiusura di scena con una brusca interruzione durante un momento di forte tensione, può andare bene se non è troppo lungo, altrimenti il rischio è che i lettori lo percepiscano come fastidioso (potrebbero persino saltarlo).
Un flashback senza conseguenze nel presente è progettato male: ogni volta che i lettori fanno un tuffo nel passato, devono tornare all’arco narrativo principale con una nuova consapevolezza sul personaggio (e così il personaggio, se vive il flashback come scena integrata attivata da un trigger).
Un flashback che introduce informazioni in eccesso, come l’albero genealogico di un personaggio, rischia di essere poco interessante e quindi di annoiare i lettori.
Considerazioni finali sul flashback
Usare e padroneggiare lo strumento del flashback nella scrittura creativa significa comprendere che la storia di un personaggio inizia molto prima di ciò che dà il via del romanzo. Nei traumi, nei desideri e nei segreti che i protagonisti si portano sulle spalle si trova spesso la vera origine del conflitto. Ogni incursione nel passato dovrebbe aiutare a ridefinire il presente della storia, offrendo al personaggio e ai lettori una nuova consapevolezza.
In questo modo il ritorno a quell’evento decisivo può trasformarsi in una chiusura del cerchio: ciò che un tempo il personaggio non è riuscito ad affrontare diventa finalmente qualcosa che ora può guardare, comprendere e superare.
Bibliografia
- Will Storr, La scienza dello storytelling, Come le storie incantano il cervello
Articolo comparso sulla rivista Indiezine.





