Data di pubblicazione 25/01/2026

La parola incipit può indicare diversi concetti legati alla prima parte di un romanzo. In questo articolo, mi riferirò all’incipit come la prima scena di un romanzo, indipendentemente dalla sua lunghezza.
L’incipit è fondamentale perché espleta sia funzioni narrative sia funzioni extra-narrative. In questa breve guida per scrivere un incipit efficace ragioneremo su alcune caratteristiche generali per capire come progettarlo.
Lo scopo primario dell’incipit
Partiamo da un principio base: lo scopo primario dell’incipit è portare il lettore a proseguire la lettura. Può sembrare scontato, ma in alcuni ambienti ho assistito alla negazione di questa affermazione. Qui faccio riferimento a romanzi destinati alla pubblicazione e quindi alla lettura, non al testo che si tiene nel cassetto e che si scrive solo per diletto.

Ogni storia è unica e l’incipit non deve essere progettato in modo standardizzato, perciò questa guida è solo una traccia per partire con un po’ di brainstorming. Nel caso di storie corali, è necessario fare ragionamenti di tipo diverso, cuciti su misura sulla specificità del romanzo.
Funzioni narrative
Le principali funzioni narrative dell’incipit possono essere così riassunte.
- Introdurre il protagonista, far capire che è il protagonista (e non l’antagonista o altro personaggio) e rivelare il suo nome.
- Far capire se è uomo o donna, l’età, la nazionalità e qual è la sua occupazione.
- Includere, se ce ne sono, caratteristiche importanti del protagonista.
- Mostrare gli aspetti prevalenti della sua personalità (sia positivi sia negativi).
- Agganciare l’empatia dei lettori e/o il loro interesse.
- Mostrare l’obiettivo della scena e quello generale del protagonista.
- Mostrare, o almeno suggerire, qual è la falsa credenza su cui si fonda la vita del protagonista.
- Influenzare la trama in modo diretto o suggerire qualcosa che dia un’idea su sviluppi successivi.
Non sempre si possono raggiungere questi obiettivi, e più avanti vedremo come sfruttare il prologo per integrarne alcuni.
La falsa credenza
La falsa credenza è quella convinzione errata del protagonista che ha dato origine al suo difetto fatale (cioè un sistema di sopravvivenza che è stato valido fino all’inizio di una storia basata su un arco di trasformazione non piatto).
Come si genera l’empatia
L’empatia è la capacità del lettore di identificarsi e condividere i sentimenti, i pensieri e/o le attitudini di un personaggio. È quella vicinanza emotiva che spinge il lettore a preoccuparsi per la sorte del personaggio, e quindi a continuare a leggere per sapere che cosa gli accadrà.

Si può generare empatia verso il protagonista per far sì che i lettori tifino per lui e/o introdurre una personalità, un evento o un elemento abbastanza particolare da tenere incollati i lettori alla pagina.
Alcuni metodi per generare empatia (combinabili tra loro) sono:
- far compiere un gesto eroico al protagonista,
- far sì che il protagonista subisca un’ingiustizia,
- mostrare peculiarità caratterizzanti del protagonista.
Un gesto eroico, se compiuto da un personaggio di cui i lettori non sanno abbastanza, rischia di risultare più spettacolare che emotivo. Se un estraneo salva un bambino sulle strisce pedonali, pensiamo “Bravo!”, ma se lo fa nostro fratello, che ha paura delle auto, pensiamo “Che crescita!”, ed è qui che scatta l’emozione.
Quindi l’empatia nasce dal contrasto tra il gesto e chi lo compie.
Inoltre si può indicare una peculiarità caratterizzante del protagonista, di solito positiva, senza dimenticare di costruire un quadro delle sue fragilità, delle paure o delle mancanze. Non dev’essere un protagonista intercambiabile, ma l’unico possibile per la storia nella quale è inserito.
Nel caso in cui il protagonista subisca un’ingiustizia, è importante evitare che stia lì a lamentarsene per tutto il tempo. Attenzione, perché non significa che non possa mostrare sofferenza, ma che non deve passare la maggior parte del tempo a piangersi addosso. Questo in virtù del fatto che in generale il protagonista di una storia dev’essere dotato di autodeterminazione, ovvero la capacità di influenzare la trama e quindi la propria storia.
Funzioni extra-narrative
Le principali funzioni extra-narrative dell’incipit possono essere così riassunte.
- Attirare i lettori ideali e respingere quelli non interessati.
- Far capire il genere principale del romanzo attraverso elementi tipici riconoscibili dai lettori ideali.
- Definire il tono generale del romanzo.
Quale scena progettare per un incipit?
Per condensare la risposta a questa domanda, è possibile selezionare almeno un evento (non per forza uno solo) che rende il protagonista interessante, introducendo i suoi pregi e i suoi difetti, e che allo stesso tempo dà l’avvio alla trama.
Prologo: uno strumento in più
Quando non è possibile ottenere tutti gli scopi attraverso l’incipit, si può sfruttare il prologo. Il prologo è la parte introduttiva di un romanzo, che precede fisicamente l’incipit del primo capitolo e in generale l’azione vera e propria. A titolo di esempio e in maniera non esaustiva, un prologo potrebbe essere:
- un evento passato,
- una cornice narrativa,
- un’anticipazione, una breve finestra su una scena futura per incuriosire il lettore.
Brainstorming incipit

Ecco alcune domande che è possibile porsi per ragionare su un incipit efficace.
- Qual è la caratteristica migliore che riassume la personalità del protagonista?
- Quale tipo di scena valorizzerebbe al massimo tale caratteristica e allo stesso tempo darebbe l’avvio alla trama del romanzo?
- Come si può introdurre la falsa credenza del protagonista in questa scena?
- È possibile suggerire perché il protagonista ha fiducia in questa falsa credenza?
- L’obiettivo generale e l’obiettivo specifico (dell’incipit) sono contrastati da ostacoli evidenti?
- Come si potrebbero introdurre dettagli fondamentali del protagonista abbastanza in fretta, come informazioni integrate nell’incipit?
I peggiori incipit secondo la narrativa moderna
Un incipit risulta debole, nella narrativa moderna, quando non riesce ad assolvere alla sua funzione primaria, cioè stimolare il desiderio di continuare la lettura. I peggiori incipit non sono necessariamente scritti male, ma non sono efficaci nel contesto del mercato editoriale attuale.

Di seguito, alcune decisioni che rendono un incipit debole e poco efficace. In generale, i peggiori incipit sono quelli che chiedono pazienza al lettore invece di offrirgli subito una ragione per continuare.
Rimandare l’inizio della storia
Lunghe introduzioni descrittive, riflessioni astratte, ricostruzioni storiche che non coinvolgono il protagonista (o altri personaggi) in una scena, in un’azione che preveda del conflitto. Il lettore percepisce che la storia non è ancora iniziata e spesso si annoia.
Concentrarsi sul mondo narrativo piuttosto che sul personaggio
Worldbuilding, sistemi politici, mitologie nei romanzi fantasy, ma anche spiegazioni del contesto in altri generi di romanzi, precedono qualsiasi aggancio emotivo. Senza un personaggio a cui legarsi, il lettore non ha un motivo per interessarsi a quel mondo, anche se c’è un significato profondo nella sua costruzione.
Contenere un concentrato di infodump
L’infodump è la pratica di inserimento di informazioni slegate dal contesto della scena, e quindi poco integrate. Può riguardare qualsiasi tipo di sequenza narrativa (prosa, dialoghi, pensieri).
Presentare un protagonista passivo o poco interessante
Protagonisti che osservano, subiscono o riflettono senza compiere scelte significative, oppure che non hanno alcuna caratteristica peculiare degna di nota o ancora peggio sono costruiti su cliché.
Inserire il protagonista in scene cliché
A proposito di cliché, il risveglio mattutino, lo specchio per descrivere l’aspetto fisico, il risveglio da un sogno, le descrizioni delle condizioni del tempo prive di simbolismo sono scelte deboli a meno che non offrano un punto di vista davvero originale.
Promettere un tono che non corrisponde al contenuto del romanzo
Se un incipit suggerisce un genere, un tono o un tipo di storia e poi non soddisfa le aspettative impostate, allora il rischio è chiudere fuori il lettore ideale e attrarre lettori sbagliati.
I migliori incipit secondo la narrativa moderna
Un incipit risulta efficace, nella narrativa moderna, quando sceglie con precisione cosa promettere al lettore, facendo in modo che si ponga le domande giuste, cioè quelle che lo spingono a continuare la lettura.

Di seguito, alcune decisioni che rendono un incipit potenzialmente forte ed efficace.
Mostrare la personalità del protagonista tramite le sue scelte
Il protagonista è presente in scena, dove compie una scelta, affronta un problema o reagisce a un evento. Anche una decisione apparentemente piccola può comunicare chi è, come vede e affronta il mondo, così come dialoghi, reazioni emotive e interazione con gli altri personaggi e con l’ambiente circostante.
Introdurre implicitamente la falsa credenza o il difetto fatale
I migliori incipit lasciano intravedere il modo in cui il protagonista interpreta la realtà, senza nominare o spiegare in modo esplicito la falsa credenza (spesso il protagonista non ne è consapevole all’inizio della storia).
Creare empatia o curiosità
Il lettore può affezionarsi al protagonista o essere incuriosito da una situazione, da un contrasto, da una peculiarità del protagonista, così come indicato nella sezione apposita.
Stabilire tono e genere fin dalle prime pagine
Che tipo di esperienza narrativa attende il lettore? Grazie al tono generale e ad alcuni elementi tipici del genere può farsi un’idea abbastanza precisa.
Suggerire il conflitto e lasciare aperte le domande giuste
Qualcosa non funziona: il conflitto è il cuore di un romanzo. C’è un ostacolo che dev’essere superato. Che cosa farà ora il protagonista? Quali saranno le conseguenze delle sue azioni?
Scrivere un incipit vuol dire fare scelte consapevoli
Ogni storia ha le sue peculiarità e richiede un incipit diverso, costruito in funzione del protagonista, del suo conflitto e della trasformazione che lo attende. Non deve raccontare tutto né mostrare subito la complessità del mondo narrativo, ma promettere un’esperienza di lettura attraverso un personaggio interessante, un conflitto significativo, un percorso che valga il tempo del lettore.

Considerare le funzioni narrative ed extra-narrative dell’incipit aiuta a evitare incipit deboli, purché si tenga conto dell’allineamento tra lettore, incipit e storia: è qui che diventa il primo passo di quel patto narrativo che invita il lettore ideale a intraprendere il viaggio lungo l’intero romanzo.
Bibliografia
- K.M. Weiland, Creating character arcs
Articolo comparso sulla rivista Indiezine.





